Avvocato, devo mantenere mio figlio maggiorenne se non lavora?
Dipende. Il mantenimento del figlio maggiorenne non cessa automaticamente al compimento dei diciotto anni, ma non è nemmeno dovuto senza limiti. Occorre verificare se il figlio sia realmente non autosufficiente per ragioni serie e documentabili, oppure se la mancata indipendenza economica dipenda da inerzia o scelte non giustificate.
Nelle separazioni questo è uno dei temi più frequenti: un genitore continua a versare il contributo, l’altro chiede che venga mantenuto, mentre il figlio è ormai adulto, magari ha terminato gli studi o non ha ancora trovato un lavoro stabile. La domanda corretta non è solo se lavori o meno, ma perché non sia ancora economicamente autonomo.
Sul punto è intervenuta la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 4 giugno 2026, n. 17783, che insiste sull’onere della prova a carico di chi chiede il mantenimento. Il dato centrale non è soltanto l’assenza di un lavoro, ma la ragione concreta per cui il figlio adulto non ha ancora raggiunto una reale autonomia economica.
Il principio è netto: per il figlio adulto serve una prova rigorosa. Bisogna dimostrare che il figlio si sia impegnato seriamente nella formazione o nella ricerca di un lavoro e che vi siano ragioni oggettive, esterne e non imputabili a semplice inerzia, che impediscono il raggiungimento dell’autosufficienza. Anche eventuali problemi di salute devono essere valutati nella loro concreta incidenza sulla capacità lavorativa.
Questo passaggio è importante perché evita due automatismi opposti: da un lato l’idea che il genitore debba mantenere il figlio maggiorenne indefinitamente; dall’altro l’idea che basti la maggiore età per interrompere ogni contributo. Il giudice deve guardare alla situazione concreta, alla storia personale del figlio, agli studi, ai tentativi di inserimento lavorativo e alle eventuali limitazioni documentate.
Questa pronuncia conferma un orientamento sempre più attento al principio di autoresponsabilità. Dal punto di vista pratico, chi chiede il mantenimento deve arrivare in giudizio con elementi concreti, non con affermazioni generiche; chi invece chiede la revoca o la riduzione deve dimostrare che le condizioni per il mantenimento non sussistono più o non sono adeguatamente provate.
Abbiamo già parlato di questo tema qui: Quando è possibile interrompere il pagamento dell’assegno di mantenimento per il figlio?
