Avvocato, posso ottenere l’assegnazione della casa familiare se vivo con i figli?
Sì, è possibile, ma non per il solo fatto di essere economicamente più debole o di avere maggiore necessità abitativa. L’assegnazione della casa familiare viene disposta soprattutto per tutelare i figli minorenni o i figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti, quando vivono stabilmente con uno dei genitori.
La logica è pratica: evitare che la separazione costringa i figli a perdere, oltre alla stabilità familiare, anche il loro ambiente quotidiano. Per questo il giudice guarda alla casa come al luogo in cui i figli hanno costruito abitudini, relazioni, scuola, amicizie e vita domestica.
Una recente ordinanza della Cassazione civile, sez. I, 10 giugno 2024, n. 16050, ha ribadito proprio questo criterio: se il genitore assegnatario e i figli si trasferiscono stabilmente in un altro immobile, può venire meno il presupposto dell’assegnazione, perché quella casa non rappresenta più il centro effettivo della vita dei minori.
In altre parole, la casa familiare non viene assegnata come premio a un genitore o come forma di mantenimento indiretto. Viene assegnata quando serve a proteggere l’interesse concreto dei figli a conservare il loro ambiente di vita. Se questo collegamento si spezza, ad esempio per un trasferimento stabile, l’altro genitore può chiedere la modifica o la revoca del provvedimento.
Ogni caso, però, va valutato con attenzione. Contano l’età dei figli, il loro collocamento prevalente, l’autosufficienza economica, la continuità abitativa, l’eventuale proprietà dell’immobile e le alternative concretamente disponibili.
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