Il disconoscimento della paternità è l’azione con cui si chiede di accertare che il figlio nato nel matrimonio non è figlio del marito della madre. Non è il rimedio utilizzabile per qualsiasi dubbio sulla paternità: se il rapporto deriva da un riconoscimento volontario, l’azione da esaminare è l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità.
La distinzione è importante perché il disconoscimento può essere proposto soltanto dal marito, dalla madre e dal figlio. I termini sono brevi per i genitori e imprescrittibili per il figlio.
Quando si usa il disconoscimento della paternità?
Il disconoscimento riguarda il figlio nato nel matrimonio e la paternità attribuita al marito della madre. Chi agisce deve provare che non esiste il rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre. Non è più necessario dimostrare preventivamente l’adulterio per poter chiedere l’accertamento genetico.
Se il padre risulta dall’atto di nascita perché ha effettuato un riconoscimento volontario, occorre invece valutare l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità. Se nessuna paternità è indicata e si vuole costituire il rapporto, serve la dichiarazione giudiziale.
Disconoscimento e impugnazione del riconoscimento: quali sono le differenze?
Le due azioni possono entrambe condurre alla rimozione di una paternità non corrispondente alla realtà biologica, ma riguardano stati formati in modo diverso. Non sono intercambiabili e prevedono soggetti legittimati e termini differenti.
| Profilo | Disconoscimento della paternità | Impugnazione per difetto di veridicità |
|---|---|---|
| Stato contestato | Paternità attribuita al marito in relazione al matrimonio con la madre | Paternità o maternità derivante da un riconoscimento volontario |
| Chi può agire | Marito, madre e figlio | Autore del riconoscimento, figlio e chiunque dimostri un interesse giuridicamente rilevante |
| Termine del figlio | Azione imprescrittibile | Azione imprescrittibile |
| Termini degli altri soggetti | Sei mesi per la madre e un anno per il marito, con decorrenze specifiche; limite massimo di cinque anni dalla nascita | Un anno per l’autore del riconoscimento, con decorrenza da verificare e limite massimo di cinque anni dall’annotazione; cinque anni dall’annotazione per gli altri interessati |
| Effetto della sentenza | Rimuove la paternità attribuita al marito | Rimuove lo stato derivante dal riconoscimento non veritiero |
| Nuova paternità | Non viene attribuita automaticamente | Non viene attribuita automaticamente |
Lo schema consente di individuare la differenza essenziale, ma non sostituisce il calcolo della decorrenza nel caso concreto. Per l’altra procedura è disponibile la pagina sull’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità.
Chi può proporre l’azione?
La legge attribuisce l’azione:
- al marito della madre;
- alla madre;
- al figlio.
Non è sufficiente essere un parente o il presunto padre biologico. La legittimazione è riservata ai soggetti indicati dalla legge.
Il figlio maggiorenne può agire personalmente e per lui l’azione è imprescrittibile. Se è minorenne, può agire un curatore speciale nominato dal giudice: su istanza del figlio che ha compiuto quattordici anni oppure, se ha meno di quattordici anni, su istanza del pubblico ministero o dell’altro genitore.
Qual è il termine per la madre?
La madre deve proporre l’azione entro sei mesi dalla nascita. Se viene a conoscenza soltanto successivamente dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento, il termine decorre da tale conoscenza.
L’azione della madre non può comunque essere proposta oltre cinque anni dalla nascita del figlio. Si tratta di un limite massimo che non viene superato dalla scoperta tardiva dei fatti.
Qual è il termine per il marito?
Il marito dispone normalmente di un anno. Se al momento della nascita si trovava nel luogo in cui il figlio è nato, il termine decorre dalla nascita. Se prova di avere ignorato la propria impotenza di generare o l’adulterio della moglie nel periodo del concepimento, decorre dalla conoscenza del fatto.
Quando il marito era lontano dal luogo della nascita o dalla residenza familiare, la decorrenza può spostarsi al ritorno. Se non aveva notizia della nascita, rileva il momento in cui ne è venuto a conoscenza.
Anche per il marito opera il limite massimo di cinque anni dalla nascita. La ricostruzione delle date deve quindi essere effettuata subito e documentata con precisione.
Il figlio ha un termine?
No. Il figlio può proporre l’azione dopo la maggiore età senza essere soggetto a prescrizione o decadenza. Durante la minore età, il meccanismo del curatore speciale consente che l’iniziativa sia valutata prima dei diciotto anni.
L’imprescrittibilità tutela il diritto del figlio alla propria identità. Non significa tuttavia che ogni domanda venga automaticamente accolta: deve essere provata l’inesistenza del rapporto di filiazione e devono essere rispettate le regole del processo.
Come si prova che non esiste il rapporto di filiazione?
La prova genetica rappresenta normalmente lo strumento più affidabile. Il giudice può disporre una consulenza tecnica per comparare il DNA del figlio e del presunto padre. Possono essere valutati anche documenti, testimonianze e circostanze relative al periodo del concepimento.
La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità. Un test privato può orientare le scelte, ma non modifica lo stato civile e può essere contestato se non garantisce provenienza e identificazione dei campioni.
Il rifiuto ingiustificato dell’esame può essere valutato dal giudice insieme agli altri elementi. Non va però confuso con un risultato genetico.
Che cosa accade se il presunto padre è morto?
La morte di uno dei soggetti non rende necessariamente impossibile il giudizio. La legge disciplina la trasmissione dell’azione e individua le persone nei cui confronti essa deve essere proposta o proseguita. La soluzione cambia a seconda di chi sia morto e del momento in cui è intervenuta la morte.
Prima di iniziare occorre quindi ricostruire parenti, eredi, eventuali azioni già promosse e termini ancora pendenti. Anche la prova genetica può richiedere comparazioni con familiari o l’utilizzo di campioni disponibili.
Quali effetti produce la sentenza?
L’accoglimento elimina lo stato di figlio nei confronti del padre indicato. La decisione viene annotata nell’atto di nascita e incide sui rapporti personali, di parentela e successori collegati a quello stato.
Il cognome non deve essere trattato come un effetto puramente meccanico. Se è divenuto un elemento stabile dell’identità personale, la sua conservazione o modifica richiede una valutazione specifica.
Il disconoscimento non dichiara automaticamente chi sia il padre biologico. Se si vuole costituire un nuovo rapporto di filiazione, dopo la rimozione definitiva dello stato incompatibile può essere necessario il riconoscimento oppure l’accertamento giudiziale della paternità.
Il disconoscimento è possibile dopo una PMA eterologa?
La procreazione medicalmente assistita eterologa segue una disciplina speciale. Il coniuge o convivente che ha prestato il consenso non può esercitare il disconoscimento né impugnare il riconoscimento per difetto di veridicità nei casi regolati dalla legge.
Il tema richiede quindi di verificare consenso, tecnica utilizzata e documentazione sanitaria. La relazione tra progetto genitoriale e verità biologica è approfondita nella pagina sulla PMA eterologa.
Quali documenti servono?
- copia integrale dell’atto di nascita;
- atto di matrimonio;
- documenti che provano residenza, lontananza o conoscenza della nascita;
- elementi relativi alla scoperta dell’impotenza o dell’adulterio;
- eventuali esami genetici;
- documentazione sanitaria pertinente;
- comunicazioni e altri elementi relativi al periodo del concepimento;
- atti di eventuali procedimenti familiari già pendenti.
Errori da evitare
Quando rivolgersi a un avvocato?
L’assistenza legale è obbligatoria per il giudizio. È opportuno far esaminare immediatamente l’atto di nascita e le date rilevanti, perché per i genitori il tempo disponibile può essere breve. La pagina di servizio sulle azioni di filiazione descrive l’attività preliminare dello Studio.
