Filiazione e stato di figlio: riconoscimento, accertamento e contestazione

La filiazione è il rapporto giuridico che unisce una persona ai propri genitori. Non riguarda soltanto il dato biologico: dallo stato di figlio derivano identità, parentela, responsabilità genitoriale, mantenimento e diritti successori. Dal 2012 tutti i figli hanno il medesimo stato giuridico, indipendentemente dal fatto che siano nati nel matrimonio o fuori dal matrimonio. Cambia però il modo in cui il rapporto viene formato o contestato.

Un riconoscimento volontario, una dichiarazione giudiziale di paternità, un disconoscimento e l’impugnazione di un riconoscimento non veritiero sono procedimenti diversi. Individuare quello corretto è essenziale, soprattutto perché soggetti legittimati e termini non coincidono.

Che cosa significa “stato di figlio”?

Lo stato di figlio è una qualità giuridica opponibile a tutti. Risulta dall’atto di nascita oppure da una successiva dichiarazione o sentenza annotata nei registri dello stato civile. Non è quindi sufficiente sapere chi sia il genitore biologico: occorre verificare quale rapporto risulti giuridicamente costituito.

Lo stato determina il rapporto con il genitore e con la sua famiglia. Da esso discendono, fra l’altro, il diritto al mantenimento, all’educazione e all’assistenza morale, il vincolo di parentela e la posizione successoria. La responsabilità genitoriale e l’organizzazione della vita del minore devono però essere regolate secondo il suo interesse concreto: l’accertamento della filiazione non stabilisce automaticamente collocamento e tempi di permanenza.

Per comprendere il problema è utile partire dall’atto di nascita: chi vi risulta come genitore? Il figlio possiede già uno stato incompatibile con quello che si vorrebbe accertare? Il rapporto deriva dal matrimonio, da un riconoscimento o da una sentenza? Le risposte individuano il percorso possibile.

Come si forma la filiazione nel matrimonio e fuori dal matrimonio?

Per il figlio nato nel matrimonio opera la disciplina della paternità del marito della madre. Se si sostiene che quel rapporto non corrisponda alla realtà biologica, il rimedio è normalmente il disconoscimento della paternità.

Fuori dal matrimonio, il rapporto si forma mediante il riconoscimento della madre e del padre oppure attraverso una sentenza che dichiari giudizialmente la paternità o la maternità. Il riconoscimento può essere contestuale alla nascita, successivo o, nelle forme previste, anteriore alla nascita.

Questa differenza non crea figli di serie diversa. Serve soltanto a spiegare perché, davanti a un dubbio sulla paternità, non esista un’unica azione valida per ogni situazione.

Come funziona il riconoscimento volontario?

Il figlio nato fuori dal matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre, insieme o separatamente, anche se uno di loro è sposato con un’altra persona. Il riconoscimento è un atto personale e formale: può essere ricevuto nell’atto di nascita, con una dichiarazione successiva davanti all’ufficiale dello stato civile, in un atto pubblico o in un testamento.

Se il figlio ha compiuto quattordici anni, il riconoscimento non produce effetto senza il suo assenso. Se non ha ancora quattordici anni ed è già stato riconosciuto da un genitore, occorre il consenso di quest’ultimo. Il rifiuto può essere sottoposto al giudice, che valuta l’interesse del figlio e può pronunciare una sentenza che sostituisce il consenso mancante.

Il riconoscimento non è ammesso in contrasto con uno stato di figlio già esistente. Prima di costituire un nuovo rapporto può quindi essere necessario rimuovere quello risultante dall’atto di nascita attraverso l’azione appropriata.

Che cosa fare se il padre o la madre non riconosce il figlio?

Il riconoscimento non può essere imposto come dichiarazione volontaria. Chi ne ha diritto può però chiedere la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità. La sentenza produce gli stessi effetti del riconoscimento.

La scelta della donna di partorire senza essere nominata segue una disciplina distinta, approfondita nella pagina sul parto anonimo e sui diritti della madre, del padre e del figlio.

La prova può essere fornita con ogni mezzo. L’accertamento genetico rappresenta normalmente l’elemento più affidabile, ma il giudizio può considerare anche documenti, testimonianze e altri indizi. Il rifiuto ingiustificato di sottoporsi all’esame del DNA non equivale materialmente a un test positivo, ma può essere valutato dal giudice insieme al restante materiale probatorio.

L’azione è imprescrittibile per il figlio. Se è minorenne, può essere promossa nel suo interesse dal genitore che esercita la responsabilità genitoriale o dal tutore; dopo i quattordici anni occorre il consenso del figlio per iniziarla o proseguirla.

Quale azione serve per contestare la paternità?

La risposta dipende da come la paternità è stata attribuita.

Situazione risultante dall’atto di nascita Azione da esaminare Punto centrale
Padre indicato in relazione al matrimonio con la madre Disconoscimento della paternità Dimostrare che non esiste il rapporto di filiazione con il presunto padre
Paternità derivante da un riconoscimento volontario Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità Dimostrare che il riconoscimento non corrisponde alla realtà
Nessun padre giuridicamente indicato Dichiarazione giudiziale di paternità Accertare e costituire lo stato di figlio
Stato già esistente ma incompatibile con quello richiesto Prima azione demolitiva, poi accertamento Rimuovere lo stato incompatibile prima di formarne un altro

Il disconoscimento può essere proposto dal marito, dalla madre e dal figlio, con termini differenti. L’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità è invece regolata da termini propri e, quando riguarda un minore, impone di considerare anche la stabilità dei rapporti familiari e la sua identità.

Il test del DNA decide sempre la causa?

Il test genetico può accertare con elevatissima affidabilità l’esistenza o l’esclusione del legame biologico. Non sostituisce però l’esame preliminare sull’azione proponibile, sui termini e sulla presenza di uno stato incompatibile.

Nelle azioni dirette a costituire la filiazione, il dato genetico ha normalmente un ruolo centrale. Nelle azioni che eliminano uno stato già consolidato, la verità biologica deve essere inserita nel quadro previsto dalla legge. In particolare, l’impugnazione di un riconoscimento che ha accompagnato per anni la vita di un minore richiede una valutazione complessiva dei suoi interessi e dei legami sviluppati.

Un test privato può offrire un’informazione, ma non modifica l’atto di nascita. Per produrre l’effetto giuridico necessario occorre una dichiarazione formale o un provvedimento giudiziale.

Quali effetti produce l’accertamento della filiazione?

Il riconoscimento e la dichiarazione giudiziale costituiscono lo stato di figlio. Ne derivano i doveri del genitore e i diritti del figlio, compresi mantenimento e successione. Gli obblighi verso il figlio non nascono soltanto dalla sentenza: il rapporto di filiazione si collega alla nascita, mentre le domande economiche devono essere formulate e provate nel procedimento appropriato.

Quando il figlio è minorenne, possono essere necessari provvedimenti sulla responsabilità genitoriale, sul mantenimento, sull’affidamento e sulla frequentazione. Questi aspetti non sono una conseguenza meccanica dell’esame genetico: il giudice li regola in base alla situazione del minore.

L’acquisto o la perdita dello stato può incidere anche sul cognome. La soluzione dipende dall’età, dal momento del riconoscimento o dell’accertamento e dall’identità già maturata; non consiste sempre nell’aggiunta o nella cancellazione automatica di un cognome.

È possibile accertare la paternità dopo la morte?

Sì. La domanda può essere proposta contro gli eredi del presunto genitore e, se mancano, contro un curatore nominato dal giudice. La morte può rendere più complessa l’istruttoria, ma non esclude l’accertamento.

Possono assumere rilievo campioni biologici disponibili, accertamenti genetici su familiari, documenti, fotografie, comunicazioni e testimonianze. L’esito può incidere anche sulla posizione successoria; occorre però distinguere l’azione di stato dalle successive domande ereditarie e verificare i termini propri di queste ultime.

Quando rivolgersi a un avvocato?

Una valutazione legale è opportuna prima di avviare un test o inviare contestazioni formali, soprattutto se lo stato risulta già dall’atto di nascita. L’avvocato deve ricostruire il titolo della filiazione, individuare l’azione corretta, verificare chi può proporla e calcolare il termine applicabile.

La pagina dedicata all’assistenza nelle azioni di filiazione descrive le attività che possono essere necessarie nella fase preliminare e nel giudizio.

Domande frequenti

Tutti i figli hanno gli stessi diritti?
Sì. La legge riconosce a tutti i figli il medesimo stato giuridico, indipendentemente dalla nascita nel matrimonio o fuori dal matrimonio. Restano differenti le modalità con cui la filiazione viene costituita o contestata.
Un padre può essere obbligato a riconoscere volontariamente il figlio?
Non può essere costretto a rendere una dichiarazione volontaria. Il figlio può però ottenere l’accertamento mediante una dichiarazione giudiziale di paternità.
Si può dichiarare una nuova paternità se nell’atto di nascita risulta già un padre?
Non direttamente. Lo stato esistente deve prima essere rimosso con l’azione adeguata e con una decisione definitiva.
Il rifiuto del test del DNA prova la paternità?
Il rifiuto non sostituisce l’esame genetico, ma il giudice può valutarlo come comportamento processuale insieme agli altri elementi raccolti.
Il figlio maggiorenne può chiedere l’accertamento della paternità?
Sì. L’azione per la dichiarazione giudiziale è imprescrittibile per il figlio, anche quando è ormai maggiorenne.
Accertare la paternità comporta automaticamente incontri con il figlio?
No. Lo stato di figlio e la regolazione dei rapporti personali sono profili distinti. Se il figlio è minorenne, frequentazione e responsabilità genitoriale devono essere organizzate secondo il suo interesse.
Il riconoscimento cambia automaticamente il cognome?
Non sempre. Il cognome dipende dal momento e dalle modalità del riconoscimento o dell’accertamento, dall’età del figlio e dall’identità già formatasi; in alcune situazioni decide il giudice.