Una questione di paternità non si risolve scegliendo semplicemente se fare o non fare un test del DNA. Prima occorre comprendere quale stato risulti dall’atto di nascita, come si sia formato e quale procedimento consenta di costituirlo o contestarlo. La dichiarazione giudiziale, il disconoscimento e l’impugnazione di un riconoscimento non veritiero hanno funzioni, termini ed effetti differenti.
L’avv. Daniel Cibin assiste genitori, figli e altri soggetti legittimati nelle azioni relative alla filiazione, dalla valutazione iniziale alla fase giudiziale, anche quando la controversia coinvolge mantenimento, responsabilità genitoriale o successione.
Quali casi segue lo Studio?
L’assistenza può riguardare:
- il genitore che intende riconoscere un figlio e incontra l’opposizione dell’altro genitore;
- il figlio o il genitore che vuole ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità;
- il marito, la madre o il figlio che devono valutare il disconoscimento della paternità;
- l’autore del riconoscimento, il figlio o un altro interessato che intendono esaminare l’impugnazione per difetto di veridicità;
- l’accertamento della paternità dopo la morte del presunto genitore;
- gli effetti della filiazione su mantenimento, cognome, rapporti personali ed eredità.
Il quadro generale e le differenze fra le azioni sono raccolti nella pagina filiazione e stato di figlio.
Che cosa viene verificato nella prima valutazione?
Il punto di partenza è normalmente una copia integrale dell’atto di nascita. Serve a comprendere chi risulti come genitore e se la paternità derivi dal matrimonio, da un riconoscimento o da una sentenza. Occorre poi ricostruire date, conoscenza dei fatti, eventuali test già eseguiti e posizione del figlio.
Queste informazioni permettono di verificare:
- se esista già uno stato incompatibile con quello richiesto;
- quale azione sia utilizzabile e chi possa proporla;
- da quale evento decorra il termine;
- quali persone debbano partecipare al giudizio;
- quali prove siano concretamente acquisibili;
- quali domande economiche o genitoriali debbano essere formulate insieme o separatamente.
La verifica dei termini viene effettuata subito. Per il marito e la madre, ad esempio, il disconoscimento è soggetto a termini diversi; anche l’autore di un riconoscimento dispone normalmente di un termine annuale. Il figlio gode invece, in più azioni, di una tutela imprescrittibile.
Come viene preparata la prova della paternità?
L’accertamento genetico è spesso decisivo. Lo Studio valuta se esista già un esame utilizzabile, se debba essere chiesta una consulenza tecnica nel processo e quali altri elementi possano sostenere la ricostruzione.
Messaggi, fotografie, testimonianze, documenti sanitari e dati relativi alla relazione possono avere rilevanza, ma non ogni materiale possiede lo stesso valore. Nella dichiarazione giudiziale la prova può essere data con ogni mezzo; la sola dichiarazione della madre o la sola esistenza di una relazione all’epoca del concepimento non sono però sufficienti.
Se il presunto genitore è deceduto, la strategia probatoria deve essere costruita sulla base degli eredi, dei campioni disponibili e della possibilità di accertamenti su familiari. La morte non esclude l’azione, ma richiede un’impostazione più accurata.
Che cosa accade quando è coinvolto un figlio minorenne?
Il minore non è soltanto l’oggetto dell’accertamento: è titolare dello stato e dei diritti che ne derivano. Occorre quindi considerare età, capacità di discernimento, relazioni familiari già consolidate e possibili conseguenze della decisione.
In alcune azioni il figlio è rappresentato dal genitore, dal tutore o da un curatore speciale. Dopo i quattordici anni, per la dichiarazione giudiziale di paternità occorre il suo consenso. Nelle azioni che possono eliminare uno stato già vissuto per anni, l’interesse alla stabilità e all’identità deve essere valutato in modo concreto.
L’accertamento della filiazione non regola automaticamente frequentazione e affidamento. Se necessario, devono essere formulate domande coerenti con la responsabilità genitoriale e con l’interesse del minore.
Come si svolge l’assistenza?
La prima fase comprende l’esame dei documenti, la ricostruzione cronologica e il parere sull’azione proponibile. Se è possibile una soluzione volontaria, lo Studio può predisporre le comunicazioni e coordinare gli adempimenti con l’ufficiale dello stato civile o con gli altri professionisti coinvolti.
Quando serve un giudizio, l’attività comprende la redazione del ricorso o della difesa, la formulazione delle domande, la selezione delle prove, la partecipazione alle udienze e il confronto con il consulente tecnico. Dopo la decisione possono essere necessari adempimenti presso lo stato civile e iniziative relative a mantenimento o successione.
Colloqui, raccolta dei documenti e preparazione possono essere svolti anche online; udienze e attività locali vengono organizzate secondo il Tribunale competente.
Quali documenti sono utili?
- copia integrale dell’atto di nascita;
- certificato o estratto dell’atto di matrimonio, quando pertinente;
- eventuali dichiarazioni di riconoscimento e annotazioni di stato civile;
- test genetici già effettuati e relativa documentazione;
- comunicazioni e documenti collegati al concepimento o al rapporto familiare;
- date precise della scoperta dei fatti rilevanti;
- provvedimenti su mantenimento, affidamento o responsabilità genitoriale;
- documentazione successoria, se il presunto genitore è deceduto.
Errori da evitare
Quando rivolgersi a un avvocato?
È opportuno farlo non appena emerge un dubbio serio sulla filiazione o viene ricevuta una richiesta formale. Un controllo tempestivo consente di preservare i termini, evitare iniziative probatorie inutili e comprendere quali conseguenze produrrebbe l’accoglimento della domanda.
