Questione di doppio cognome – su Intimità settimanale commento dell’avv. Daniel Cibin

Sul settimanale Intimità del 25 maggio 2022, n. 20, alle pagg. 20-21, con il contributo dell’avv. Daniel Cibin si parla della decisione della Corte costituzionale sull’attribuzione del cognome ai figli.

Copertina di Intimità settimanale: questione di doppio cognome

QUESTIONE DI DOPPIO COGNOME. ADESSO UN FIGLIO NON DEVE CHIAMARSI NECESSARIAMENTE COME IL PADRE. VEDIAMO IN CHE MODO LA CORTE COSTITUZIONALE HA RISOLTO UN’ANNOSA QUESTIONE.

Che sia la volta buona? Dopo anni che se ne discute e false partenze di fatto finite nel nulla, adesso una nuova decisione della Corte Costituzionale parrebbe aver finalmente sbloccato la situazione: imporre ai figli il cognome paterno, come da tradizione e stando alla vecchia legge, non è più scontato. Lo scorso 27 aprile, infatti, la Consulta ha dichiarato illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre alla prole. Alla luce di questo parere, da adesso in poi la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine stabilito da loro salvo che, su accordo comune, non decidano di dargli soltanto il cognome di uno dei due, padre o madre che sia.

Effettiva parità «In realtà la questione si trascinava da anni, – spiega l’avvocato matrimonialista milanese Daniel Cibin (www.studiocibin.com). – Già nel 2014 una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo aveva bacchettato il nostro Paese ravvisando nella normativa italiana di trasmissione del cognome paterno una palese discriminazione nei confronti della madre. Mentre nel 2016 la stessa Corte Costituzionale era intervenuta riconoscendo la possibilità di aggiungere al cognome del padre quello della madre e dichiarando così contraria al principio di uguaglianza tra uomo e donna l’obbligatorietà del solo cognome paterno. Per riordinare la materia sarebbe poi dovuto intervenire il Parlamento con una specifica disciplina, che in realtà non è mai stata formulata».

Così, come abbiamo visto, adesso è scesa di nuovo in campo la Corte Costituzionale, sancendo ancora un ulteriore e storico passo in avanti verso l’effettiva parità: da oggi, infatti, oltre a scegliere il nome del figlio, i genitori di comune accordo ne decideranno anche il cognome, se solo quello del padre, solo quello della mamma o anche entrambi e in quale ordine. Insomma, il figlio di Maria Verdi e Giuseppe Rossi potrà chiamarsi, a scelta, Carlo Rossi, Carlo Verdi, Carlo Rossi Verdi o anche Carlo Verdi Rossi.

In attesa della legge Tutto chiaro. Ma da quando sarà davvero possibile questa opzione? «Certamente sarebbe opportuno che il legislatore intervenisse al più presto per disciplinare i dettagli pratici della nuova impostazione e modificare tutte le norme dell’ordinamento giuridico che ancora fanno riferimento al cognome paterno, – annota l’avvocato Cibin. – E sarà anche necessario stabilire delle regole nel caso in cui i due genitori non riuscissero comunque a trovare un accordo. Indipendentemente da questo, sin dalla pubblicazione della sentenza motivata sulla Gazzetta ufficiale, i funzionari di Stato civile saranno tenuti ad adeguarsi alle nuove disposizioni, consentendo ai genitori la libertà di attribuire al neonato il cognome che desiderano».

C’è chi va ancora più in là nel tempo e nelle ipotesi: tra venti o trent’anni il figlio della signora Maria Verdi Bianchi e del signor Mario Rossi Gialli si vedrà imporre, oibò, ben quattro cognomi? Ben difficile, probabilmente i genitori non potranno scegliere più di tre, come già accade oggi con i nomi propri.