Sul settimanale Intimità del 6 marzo 2024, n. 9, alle pagg. 22-23, con il contributo dell’avv. Daniel Cibin si parla della possibilità di presentare con un unico atto le domande di separazione e divorzio.

È ARRIVATO IL SEPAR-ORZIO. CON QUESTA PAROLA SI INDICA INFORMALMENTE LA NUOVA PROCEDURA CHE PREVEDE, NEL CASO IN CUI IL MATRIMONIO FINISCA, L’INVIO DELLE DOMANDE DI SEPARAZIONE E DIVORZIO (DA QUI IL TERMINE) CON UN UNICO ATTO.
Divorziare non è mai una vittoria, semmai una sconfitta. Una volta deciso, però, tanto vale risolvere la situazione nella maniera più agevole e veloce possibile. Per il bene di tutti i soggetti coinvolti. Un significativo passo in avanti verso una semplificazione delle procedure è stato compiuto dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 28727/2023, che ha chiarito quanto disposto dalla riforma Cartabia, entrata in vigore nel marzo scorso. Vediamo quali sono le novità con l’aiuto dell’avvocato matrimonialista Daniel Cibin (www.studiocibin.com).
Richieste Da oggi le richieste di separazione e di divorzio possono essere inoltrate al tribunale in un unico atto. Una innovazione che inizialmente la riforma Cartabia pareva avesse limitato alle sole procedure contenziose, ossia ai casi in cui i coniugi in disaccordo litigano e affidino la decisione al giudice, ma che la Cassazione ha poi esteso alle separazioni consensuali e ai relativi divorzi congiunti. Rimane invariato il fatto che il divorzio potrà essere pronunciato solo dopo il periodo di tempo stabilito per legge: sei mesi dal giorno in cui viene sancita la separazione pacifica tra i coniugi e un anno nel caso di contenzioso.
Accordi Gli accordi relativi a separazione e divorzio, adesso non sono più soggetti a due fasi separate e a procedure distinte, ma possono essere presentati dalla coppia in un momento contestuale. Da rilevare, però, che questa facoltà è riservata soltanto alle procedure consensuali consegnate in tribunale, mentre resta esclusa per chi si rivolge all’ufficiale di Stato civile del Comune.
Assistenza legale Se in precedenza la domanda di separazione consensuale (ma non il divorzio congiunto) poteva essere depositata in tribunale dalla coppia stessa, senza l’assistenza di un difensore, oggi è richiesto obbligatoriamente l’intervento di un avvocato, sia pure uno solo per entrambi. Per quello che è già stato definito separ-orzio le stime dell’onorario del professionista, cui sarà bene chiedere sempre un preventivo, vanno in media dai 1.500 ai 2 mila euro.
Tempistiche In genere, il tribunale emette la sentenza di separazione dopo due o tre mesi dal momento in cui viene depositata la domanda, data da cui inizierà a decorrere il termine semestrale per il successivo divorzio, anch’esso pronunciato con sentenza.
Altre novità Un ulteriore cambiamento è che, grazie al separ-orzio, i coniugi possono ora prendere accordi economici, patrimoniali o relativi ai figli, sulle condizioni del futuro divorzio già al momento della separazione. Per esempio: se tu dichiari di rinunciare all’assegno divorzile, io ti intesto la casa. Possibilità che prima era radicalmente esclusa. «A eccezione delle convenzioni matrimoniali sulla comunione o sulla separazione dei beni, a differenza di tante altre nazioni, nel nostro ordinamento restano ancora vietati i patti prematrimoniali, – sottolinea l’avvocato Cibin, – che se stipulati risulterebbero nulli. L’introduzione del cosiddetto simultaneus processus su separazione e divorzio, con una sorta di accordo pre-divorzile, si muove però finalmente in questa direzione. Una evoluzione che io vedo con favore, poiché stabilire in anticipo le regole di una eventuale futura crisi coniugale potrebbe contribuire in modo significativo a ridurre il contenzioso tra i coniugi nei tribunali».
Motivi di crisi
Non ci sono dubbi: molto spesso, quattro volte su dieci, la causa scatenante di una separazione è legata a un tradimento. «E in sei casi su dieci il tradimento nasce sul posto di lavoro, – precisa il presidente Gian Ettore Gassani, – in quanto si finisce col passare più tempo con i colleghi che col coniuge. Guidano la classifica dei posti “galeotti” gli ospedali e gli studi professionali». Altri elementi che possono innescare la crisi? I matrimoni bianchi e l’ingerenza dei suoceri (specie della suocera) e dei cognati.




