Lettera di sollecito e diffida di pagamento

Quando un debitore non paga una fattura, un canone di locazione, un assegno di mantenimento o un’altra somma scaduta, una richiesta formale può essere il primo passo per ottenere il pagamento e preparare correttamente l’eventuale recupero giudiziale.

La lettera deve essere adatta al credito concreto: non basta utilizzare una formula generica o assegnare un termine casuale.

In sintesi

  • Esame del credito e della documentazione disponibile.
  • Redazione della lettera di sollecito o diffida di pagamento.
  • Invio tramite PEC o raccomandata A/R, secondo il caso.
  • Assistenza per privati e imprese in tutta Italia.
  • Valutazione dei passaggi successivi in caso di mancato pagamento.

Onorario: € 180,00, oneri inclusi, per solleciti di media complessità.

Che differenza c’è tra sollecito, messa in mora e diffida?

Il sollecito di pagamento invita il debitore a pagare una somma già scaduta, anche mantenendo un tono collaborativo.

La messa in mora è una richiesta scritta formale di adempiere. Se formulata e ricevuta correttamente, può produrre effetti anche sulla prescrizione.

La diffida ad adempiere, in senso tecnico, è prevista per determinati inadempimenti contrattuali e non coincide automaticamente con qualsiasi “diffida di pagamento”.

Per questo è opportuno scegliere contenuto, termine e modalità di invio in base al rapporto da cui nasce il credito.

Quando conviene inviare la lettera e quali documenti servono?

La lettera può essere utile quando:

  • il credito è scaduto e il debitore non risponde;
  • i precedenti solleciti informali non hanno avuto esito;
  • l’assegno di mantenimento non viene pagato, viene versato solo in parte o con ritardo;
  • devono essere richiesti arretrati o differenze dovute al mancato adeguamento ISTAT dell’assegno;
  • occorre formalizzare la richiesta prima di procedere giudizialmente;
  • si vuole documentare con precisione l’importo richiesto e la relativa scadenza.

Per predisporla servono normalmente i dati del debitore, l’importo dovuto e i documenti che dimostrano il credito: contratto, fatture, preventivi accettati, ordini, riconoscimenti di debito, scambi di messaggi o precedenti richieste di pagamento.

Per l’assegno di mantenimento occorrono anche il provvedimento o l’accordo che lo stabilisce, la documentazione dei pagamenti ricevuti e il conteggio degli arretrati. Se manca la rivalutazione annuale, devono essere ricostruite anche le differenze derivanti dagli indici ISTAT applicabili.

Prima dell’invio è importante controllare anche eventuali contestazioni già sollevate dal debitore.

Che cosa deve contenere?

Una lettera correttamente impostata deve indicare in modo chiaro:

  • chi richiede il pagamento e nei confronti di chi;
  • l’origine e l’importo del credito;
  • la data di scadenza;
  • il termine entro il quale adempiere;
  • le modalità di pagamento;
  • le conseguenze del mancato adempimento.

Cosa succede se il debitore non paga?

La lettera non garantisce il pagamento. Se il debitore non adempie, occorre valutare la solidità della documentazione, l’eventuale contestazione e la concreta possibilità di recuperare la somma.

Quando ne ricorrono i presupposti, il passaggio successivo può essere il ricorso per decreto ingiuntivo e, successivamente, l’esecuzione forzata.

La scelta deve dipendere anche dall’importo del credito e dalla situazione patrimoniale del debitore. Una visione generale delle diverse fasi è disponibile nella pagina dedicata al recupero crediti.

Quali errori bisogna evitare?

  • Richiedere somme non documentate o calcolate in modo impreciso.
  • Utilizzare modelli generici senza adattarli al rapporto concreto.
  • Inviare la lettera a un indirizzo non verificato.
  • Concedere termini inferiori a quelli previsti dalla legge per le diffide ad adempiere.
  • Attendere troppo, senza controllare i termini di prescrizione.

Quando rivolgersi a un avvocato?

Rivolgersi a un avvocato non è utile soltanto quando il credito è contestato, la documentazione è complessa, la prescrizione è vicina o si prevede un giudizio. La lettera inviata da un legale ha maggiore autorevolezza di un sollecito personale: segnala che la posizione è stata esaminata e che il creditore è pronto a procedere. Può quindi favorire una risposta, un pagamento o una proposta concreta, aumentando le possibilità di recupero senza garantirne l’esito.

Domande frequenti (FAQ)

È obbligatorio rivolgersi a un avvocato?
No, il creditore può inviare personalmente un sollecito. L’avvocato è però utile per verificare titolo, importi, prescrizione e conseguenze da indicare. Una lettera legale ha normalmente maggiore autorevolezza e può favorire una risposta o il pagamento, soprattutto quando i precedenti solleciti sono rimasti senza esito.
È meglio utilizzare la PEC o la raccomandata?
Dipende dal destinatario e dagli indirizzi disponibili. In entrambi i casi è importante poter dimostrare l’invio e la ricezione.
Una lettera interrompe sempre la prescrizione?
Non sempre. L’effetto dipende dal contenuto della richiesta, dalla sua ricezione e dal tipo di credito. Un sollecito generico potrebbe non essere sufficiente.
Quanto tempo bisogna concedere al debitore?
Non esiste un termine unico per ogni situazione. Deve essere adeguato al rapporto e allo strumento giuridico utilizzato. Per la diffida ad adempiere disciplinata dall’art. 1454 c.c., il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.
La diffida può riguardare un assegno di mantenimento non pagato?
Sì. Può riguardare rate non versate, pagamenti parziali, arretrati e differenze dovute al mancato adeguamento ISTAT. Occorre verificare il titolo, ricostruire correttamente le somme e valutare se sia preferibile procedere direttamente in via esecutiva. Per le sole differenze di rivalutazione è disponibile anche il calcolo dell’adeguamento ISTAT dell’assegno di mantenimento.
Cosa si può fare se la lettera resta senza risposta?
Si può valutare il ricorso per decreto ingiuntivo oppure, se si dispone già di un titolo esecutivo, procedere con l’azione esecutiva, verificando prima documenti, costi e possibilità concrete di recupero.